1. Notizie
  2. “Son proprio strani 'sti inglesi...

“Son proprio strani 'sti inglesi...


“Son proprio strani 'sti inglesi...

A volte capita di dover fare i conti anche con i momenti all’apparenza bui. Per me, sono i silenzi con occhi spalancati, quelli in cui gli studenti son lì, che ti guardano, e magari hai appena sudato sette, otto, dodici camicie per tentare di dare forma a un concetto (generalmente astratto, perché le cose concrete si possono sempre mimare, o disegnare) e tutto quello che accade è quello sguardo attonito, qualche volta accompagnato da un timido “eh?”.

Storia recentissima racconta che: la bella More than a feeling (canzone dei Boston che ha rivissuto un momento di gloria per essere uno dei brani della colonna sonora della serie TV Scrubs) a un certo punto propone due versi che recitano così

‘Till I see Marianne walk away
I see my Marianne walkin’ away

(in italiano, entrambi si possono rendere con “vedo Marianne che se ne va/andare via”. Nel secondo per la precisione è “la mia Marianne”, e scopriamo che per il cantante questa Marianne era più di una persona incontrata per strada).

Quel che è certo, è che tra gli studenti molti sono gli osservatori arguti, e quindi una mano da là si alza, lo sguardo attento chiede prima ancora della voce “perché sopra è walk e sotto walking?”. E via con una bella spiegazione sull’uso della forma base e della forma in –ing. Alla fine, silenzio. Tutti attoniti. A quel punto normalmente dico “OK” e mi prendo qualche secondo per pensare. Poi riformulo la spiegazione.

Quindi: “OK”. Silenzio. Riformulo. “Va meglio adesso?” “Sì ma sono proprio strani ‘sti inglesi!”.:-)

Doverosa piccola digressione. Nel tempo ho imparato ad apprezzarla, quella frase “son proprio strani ‘sti inglesi”, che immagino nella mente di chi la pronuncia significhi “è proprio strana la lingua inglese”. Perché nel tempo? All’inizio la vedevo come rifiuto, una sorta di contrapposizione tra noi-i normali e loro-gli strani. Oggi, la vedo più come un’apertura. Nel momento in cui dichiarano la stranezza della lingua inglese, i miei studenti ne stanno in qualche modo accettando le caratteristiche. Dichiarare lo strano passa dall’averlo capito, o almeno dall’averci provato, quindi per me quella frase a volte diventa persino sollievo, perché è il primo passo per l’interiorizzazione. Fine della digressione.:-)

Quindi siamo lì, tra gli inglesi strani e queste forme in –ing che saltan fuori a tradimento, e un’altra voce si alza e dice “però io, adesso posso anche aver capito questa cosa, ma tra dieci minuti me la sarò dimenticata”. Sorrido, e rispondo “Va bene così, tu tienila lì”. (Se qualche collega su questa ultima dichiarazione avesse sentito l’urgenza di stramazzare, chiedo solo la pazienza di leggere fino alla fine, prima ;-) ).

Di solito è proprio da questo tipo di contesti che nascono le cose che non si dimenticano mai. A prescindere dalle parole, c’è un dato, per me statistico, che mi fa sostenere con buona certezza che:

A. Dire che una cosa si dimenticherà di sicuro significa concentrarsi su quella cosa, e verbalizzarla, e quindi già si è fatto un bel lavoro di memorizzazione

B. E’ probabile, anzi plausibile, che la mia dettagliata spiegazione si perda. Davvero, va bene così. Se sono riuscita nell’aiuto alla visualizzazione di quel che ho raccontato, saranno quei due versi ad essere ricordati, e ogni spiegazione diventerà inutile, perché superata e supportata dalla lingua viva e parlata. Le parole di noi docenti sono infatti veicoli di informazioni, non l’informazione né tantomeno l’obiettivo.

E comunque, questi processi di solito portano a risultati molto simili a quelli della foto di apertura. Come i magnifici alberi che ornano il parco sotto casa mia da un giorno all’altro germogliano e regalano meravigliosi boccioli che rapidamente diventano fiori, così tutti questi semi, sparsi in maniera solo apparentemente casuale (il focus della lezione era il contrasto tra Simple Past, Present Perfect e Used to, la forma in –ing proprio è altro), a un certo punto ricompaiono.

Prima, come boccioli, spuntano in un tentativo, a volte maldestro ma sempre coraggioso (e quindi da onorare), di riutilizzare quella struttura in una frase. E poi tutto d’un tratto riempiono l’aria col colore  e il profumo dell’uso corretto e pertinente. Mi è capitato tantissime volte, in questi anni.

Fioriranno, dunque. Basta avere la pazienza di lasciar passare l’inverno, dopo aver seminato. Fioriranno. Per dirla con i Boston, it’s more than a feeling, è più di una sensazione.:-)

Nadia Fiamenghi
English Trainer