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La forza comunicativa di un Prego


La forza comunicativa di un Prego
Ci sono parole semplici e potenti.

Ci sono parole che hanno il potere magico di far percepire agli altri, sia che lo vogliano o meno, il valore nostro e di quello che facciamo per loro.

Similmente al termine “Grazie” , di cui abbiamo già parlato nell’articolo su “Persuasione: una parole da evitare e due da usare , anche il potere persuasivo di questo termine è frutto dell’educazione condizionante ricevuta da piccoli e delle modalità di comunicazione ormai generalmente più diffuse.

Da piccoli ci hanno insegnato che quando qualcuno ci ringrazia di qualcosa è buona norma rispondere “Prego”.

Al contempo, un po’ contraddittoriamente come sanno essere gli adulti, ci hanno fatto anche il “lavaggio del 🧠 “ riguardo la buona creanza di essere e dimostrarci... umili.

Per questi motivi, quando facciamo qualcosa per qualcuno e questi ci ringrazia, abbiamo smesso di rispondere “Prego”, sviluppando la generalizzata autolesionista abitudine a contraccambiare con espressioni come  “Di niente”, “Figurati, ci mancherebbe”, “È stato un piacere”, oppure a limitarci a fare un sorriso (quasi ringraziassimo di essere stati ringraziati 😖).

Ma come,  “Di niente”?!?

Quello che abbiamo fatto  vale niente ? 😒

“Figurati, ci mancherebbe?!?”

Se anche avessimo fatto qualcosa di dovuto, ad esempio a fronte di un corrispettivo economico, lo scambio di valore non è forse reciproco? 🤔

Va bene, “Ti fa piacere”, ma questo rende superfluo essere ringraziati a riconoscimento del tempo e delle energie che hai speso? 🤨

Ecco, il punto è questo e l’hai sicuramente capito: se usi queste diffuse espressioni e tralasci di rispondere “Prego” a seguito di un ringraziamento per ciò che hai dato/fatto, ne sminuisci il valore agli occhi di chi ascolta la tua risposta.

È come se il tuo agire ed operato fossero da dare "per scontati", addirittura come se tu fossi una persona da dare per scontata o che vale “poco” o “meno” del tuo interlocutore. 😔

E NO mio caro/a, da un punto di vista relazionale la Comunicazione è un gioco di specchi e a prescindere da ruoli e situazioni, un essere umano vale quanto un altro essere umano: uno vale uno e rispondere “Prego” al ringraziamento altrui ne è la conferma.

Vuoi approfondire che intendo parlando di “Giochi di specchi relazionali”? Se non l’hai già fatto puoi leggere ora quest’altro articolo su Specchi e comunicazione: come mi vedi e come ti vedo

Torniamo al potere relazionale di reciproco equilibrio del “Prego” per rimetterci sullo stesso “livello” con chi non vuole oppure dimentica di ringraziare (o finge di dimenticarsene).

Hai presente quando qualcuno ti passa davanti in una fila o, sia nella vita privata che sul lavoro, ottiene qualcosa da te e manco ringrazia?

Irritante, vero? 😠😤

Bene, invece di arrabbiarti “esplodendo” (o “implodendo”) di fronte al suo silenzioso mancato ringraziamento, limitati, con garbato sorriso, a proferire la parola magica “Prego” e poi rersta in silenzio.

Con dolcezza "Risveglierai" il suo condizionamento automatico e l'altro risponderà “Grazie”, o comunque capirà che tu a quello che hai fatto (e a te) attribuisci valore, ed è giusto che venga riconosciuto anche da lui/lei. 🙃🤩

Federico Olivati

Socio NOE, Coach e Trainer Corsi Public speaking , Tecniche di Vendita e Negoziazione Persuasive (ed etiche) , Comunicazione Efficace Immediata

PS: rispetto all’ultima parte, dire “Prego” a incoraggiare il “Grazie” del tuo interlocutore di suona troppo “spingere”?
Allora completa l’espressione dicendo “Prego, con piacere” e poi attendi con fiducia la risposta di "Riconoscimento Valore" da parte sua. 🙂

PPS: Prego per questo nuovo articolo che ho scritto anche per te 🙏🏻😉