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Specchi comunicativi: come mi vedi e come ti vedo?


Specchi comunicativi: come mi vedi e come ti vedo?

Specchi comunicativi: come mi vedi e come ti vedo?

Ti è mai capitato, sul lavoro o nel privato, che gli altri si arrabbiassero per quello che hai detto anche se a te sembra di non aver detto niente di male?

E, a tua volta, ti è mai accaduto di arrabbiarti con gli altri per quello che ti hanno detto, anche se ti dicono di ritenere di non averti detto nulla di male?

Che tu abbia risposto affermativamente o meno, proseguire nella lettura di questo breve articolo ti permetterà di confrontarti sulla risposta, capire perché accade e di renderti più consapevole della tua comunicazione migliorandone l’efficacia.

L’attrito spesso accade perchè quando comunichiamo, potenzialmente, instauriamo sempre un reciproco gioco di specchi a immagini riflesse.

Eccoti subito che intendo dire.

Quando comunicano tra loro, è un po’ come se “dietro” le parole dette le persone cercassero sempre la risposta ad una domanda che, pur con possibili diverse melodie, resa esplicita suona più o meno sempre in questo modo: “Come mi vedi?

Quando parliamo con gli altri e li ascoltiamo, andiamo cioè alla ricerca di reciproche conferme dell’immagine che abbiamo di noi stessi “guardandoci” dalla prospettiva di chi ci parla.

Le conferme riguardano il tipo di considerazione che l’interlocutore ha riguardo il nostro grado di importanza, il nostro valore, la stima nei nostri confronti e anche la… nostra auto-stima.

Sì, anche l’auto-stima, perché nel gioco di specchi con immagini riflesse le persone cercano conferme dell' autopercezione profonda che hanno di se stesse.

Questa cosa sta avvenendo anche ora mentre leggi queste parole e per capire al meglio cosa sto dicendo ho una domanda per te.

Prima di fartela però ti chiedo di avere un po’ di pazienza e di proseguire nella lettura di tutto l’articolo perché…. non sono sicuro tu sia in grado di capire questo discorso.

AHAHAH, questa premessa alla domanda risulta piuttosto irritante, vero?

Vediamo insieme per quale motivo risuona irritante, analizzando la risposta che darai alla domanda che ti rivolgo ora.

Se io e te parliamo di una cosa che riguarda solo noi due e nessuno è coinvolto direttamente o indirettamente nella conversazione, di quante persone dovremmo reciprocamente tener conto a livello della relazione comunicativa che instauriamo tra noi?

Che dici?

Due?

IO di te e TU di me?

Occhio, perché se hai risposto in questo modo potenzialmente ti sbagli.

Sì, perché mentre parliamo tra noi:

- IO ho un’immagine di me, delle mie capacità e conoscenze, di quali sono i miei punti di forza e di debolezza (1° riflesso).

- TU hai un’immagine di te, delle tue capacità e conoscenze, di quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza (2° riflesso).

- IO, mentre mi parli o per il sol fatto che stai leggendo questo articolo, mi sono fatto un’immagine di che tipo possa essere TU (3° riflesso)

- TU, mentre ti parlo o per il solo fatto che ho scritto questo articolo, ti sei fatto un’immagine di che tipo possa essere IO (4° riflesso)

- E TU, probabilmente, hai un’idea del tipo di immagine IO abbia di te, se prima di questo piccolo labirinto di specchi (che prometto sta per finire) ho premesso che “non sono sicuro tu sia in grado di capire questo discorso” (5° riflesso)
Magari hai pensato qualcosa come: “Perché fa questa premessa, crede io non sia in grado di capire quello che sto leggendo?? Ma questo chi si crede di essere?

- E ancora, IO che tipo di immagine posso pensare TU ti sia fatto di me dopo aver letto la premessa nuovamente riportata alla riga sopra? (6° riflesso e poi, ho capito, la pianto con i riflessi)
Magari potrei aver pensato qualcosa come: “Come minimo dopo questa premessa il lettore smette di leggere, oppure prosegue con irritazione in segno di sfida pensando che IO sia un presuntuoso pieno di sé…

Hai visto quanti potenziali gioco di specchi a immagini riflesse? Hai capito, probabilmente con preoccupazione, che saremmo potuti andare avanti ancora?

Ti rassicuro, ci fermiamo qui e mi limito a condividere con te tre ultime rapide considerazioni per ricordarci insieme qualcosa che, se ne siamo consapevoli, può migliorare la nostra efficacia comunicativa:

1) se vuoi approfondire il discorso sul livello di “contenuto” e di “relazione” con relativo gioco di specchi a immagini riflesse nella comunicazione, può forse interessarti un libro molto importante e citato, ma ti anticipo (con il dovuto rispetto) a detta di molti piuttosto… noioso: “Pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick.

2) In aggiunta o alternativa c’è un altro libro, collegato alla domanda che sto per farti al prossimo punto, che invece ti consiglio perché molto snello, veloce (e pure divertente): “Come imparare a smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” di Cesare Giacobbe.

3) Domanda: Ma tu, quando comunichi ti fai tutte queste seghe mentali su riflessi e potenziali giochi di specchi a immagini riflesse reciproche?

Se hai risposto affermativamente, forse anche Watzlawick e Giacobbe sarebbero concordi con me nel dirti di fare attenzione a non esagerare: se ci facciamo troppe seghe mentali, la nostra comunicazione risulterà impacciata e poco fluida perché ci perderemo affondando in una palude di paranoie.

Se hai risposto di no e tu queste seghe mentali non te le fai mai, anche a te rivolgo comunque un invito alla prudenza: lo faccio perché è vero che quando siamo in confidenza con le persone con cui parliamo e la relazione è forte e sana non c’è bisogno di farsi seghe mentali sul gioco di immagini reciproche potenzialmente riflesse (e interpretate)

MA

se ti trovi a discutere con qualcuno, i motivi dell’amaro in bocca che senti e dell’attrito che si è reciprocamente creato spesso li troverai nelle immagini trasmesse “dietro” le parole che avete usato.

Ti invito a rifletterci ;-)

PS: nel prossimo articolo tratteremo di come comunicare un’immagine di valore (nostra e loro) alle persone che parlano con noi.

Federico Olivati

Coach e Trainer Corsi Public speaking, Tecniche di Vendita e Negoziazione Persuasive (ed etiche), Comunicazione Efficace Immediata

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